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10 febbraio 2010

Ricerca/ Scoperte aree cervello responsabili della spiritualità

Ricerca personalizzata

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Fede e spiritualità? Tutto merito di un'area ben precisa del nostro cervello che determina la capacità di immergersi nella meditazione, fino al punto di pensare di essere in un altro mondo e non rendersi conto del tempo che passa, la disponibilità a sacrificarsi per un ideale, la sensazione di far parte di un tutto, la fede nel trascendente e nelle esperienze extrasensoriali. Uno studio tutto italiano, che sarà pubblicato sulla rivista Neuron, individua le aree del cervello il cui funzionamento potrebbe spiegare la tendenza alla spiritualità, ovvero l'attitudine dell'uomo a superare i confini spazio-temporali del corpo. La ricerca è stata condotta da Salvatore Maria Aglioti dell'Università La Sapienza di Roma, da Cosimo Urgesi e Franco Fabbro del Polo Friuli Venezia Giulia e Università di Udine, in collaborazione con Miran Skrap dell'azienda ospedaliero-universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine. I ricercatori hanno esaminato un campione di persone colpite da lesioni cerebrali notando un cambiamento di quei tratti di personalità specificamente associati alla spiritualità ed al senso di trascendenza. In particolare, il confronto tra la sede della lesione e i cambiamenti di personalità, ha mostrato che le aree più associate all'aumento di autotrascendenza, identificate con le aree temporo-parietali dell'emisfero sinistro e destro, che sono anche associate alla tendenza a sentirsi fuori dal proprio corpo e di poter osservare sé stessi da un punto esterno dello spazio. I risultati dello studio mostrano come la spiritualità sia strettamente legata alla percezione neurale del corpo. Quindi, le differenze individuali nella spiritualità potrebbero essere collegate a differenze nei livelli di attivazione di circuiti nervosi nei quali le regioni lobo temporo-parietale rivestono fondamentale importanza. I ricercatori hanno ipotizzato che alcune alterazioni patologiche nel funzionamento di tali circuiti potrebbero contribuire all'insorgenza di disturbi del comportamento, legati alla rappresentazione del sé. Ciò aprirebbe la strada a nuovi trattamenti basati sulla modulazione di attività di specifiche regioni cerebrali, per esempio tramite stimolazione magnetica transcranica, volti a ridurre le alterazioni delle rappresentazioni del sé nei disturbi neuropsichiatrici.
(APCOM)

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